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Brevi note dalla Svezia (3° giorno)

28 settembre 2009

Lunedì io e B. ci avventuriamo alla volta di Göteborg. Prima però dobbiamo andare con S. ad accompagnare la figlia a scuola. Apprendo che in Svezia, fino all’equivalente della nostra terza media, non esistono i voti. Mentre sono davanti alla scuola con B. sento qualcosa che si avvinghia alla gamba destra. Guardo in basso e vedo una bambina bionda che mi guarda, sorride e scappa via. Essendo l’unico uomo adulto nei paraggi deduco che non posso essere stato confuso con il padre della bambina, è quindi chiaro che l’attrazione per l’uomo italiano è codificata nei geni delle svedesi.

Göteborg - Parcheggio per cardiopatici

Göteborg - Parcheggio per cardiopatici

Dopo un ora di pullman arriviamo a Göteborg. Entriamo nel Nordstan (il più grande centro commerciale della Scandinavia) alla ricerca dell’ufficio turistico, per accaparrarci una mappa della città. In Svezia i negozi aprono verso le 10 di mattina e il Nordstan è semi-deserto, ma davanti alla rivendita degli alcolici iniziano ad addensarsi alcuni “cronici”.

Göteborg è una città pulita, ordinata, tipicamente scandinava. Essendo stata fondata nel XVII secolo, non ha edifici particolarmente vecchi. Gironzoliamo un po’ per le vie del centro e poi percorriamo la Kungsportsavenyn, la via principale della città, costellata di ristoranti e pub. Al venerdì sera deve essere uno spettacolo. Proseguendo nel nostro giro arriviamo all’Universeum, un museo della scienza dove si trovano tra le altre cose un acquario, una riproduzione dei vari ambienti acquatici svedesi con pesci e anfibi locali, e una biosfera che riproduce la foresta tropicale (comunque meno afosa della piscina comunale di Borås). Non manca ovviamente la parte “sperimentale” dove si può pasticciare con una serie di cose e stuzzicare il nerd che è in me.

I resti del "tipico pasto svedese del lunedì"

I resti del "tipico pasto svedese del lunedì"

Dopo aver passato alcune ore all’Universeum torniamo sulla Kungsportsavenyn alla ricerca di un posto per pranzare. Cediamo davanti a un Burger King, che ha l’indubbio vantaggio di non richiedere di decifrare menu in svedese (Si, ok in Svezia tutti parlano inglese e un cameriere ti spiega sicuramente cosa stai per mangiare, però non avevamo voglia di sbatterci).

Dopo pranzo torniamo a girare per il centro. In alcuni punti della città, ad esempio il crocevia davanti alla Stazione Centrale, non ci sono gli attraversamenti pedonali (o quantomeno non sono molto visibili). Fortunatamente in Svezia, se un pedone scende dal marciapiede, i veicoli a motore rallentano o si fermano e lo lasciano passare. Vien voglia di attraversare anche se non ne hai bisogno, solo per lo stupore nel constatare che gli automobilisti non provano a vedere se le onde sonore del loro clacson o i fasci di luce degli abbaglianti sono in grado di smaterializzarti.

Tornati a “casa” dalla gita, S. si mostra stupita del fatto che abbiamo preferito Burger King a un qualsiasi ristorante svedese e rimedia preparando köttbullar (che si pronuncia scettbullar e sono le tipiche polpettine svedesi) e äppelpaj (che è una specie di torta di mele).

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