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Cronache del dopofestival

30 giugno 2009

Con l’estate arrivano i festival all’aperto. Ottima occasione per passare una giornata svaccati su un prato,  birra a fiumi, panini su cui l’OMS avrebbe qualcosa da dire e tanto, tanto metallo. Il finesettimana offriva una tre giorni di tutto rispetto. Dei Nine Inch Nails all’Idroscalo venerdì sera me ne sono accorto solo sabato mattina. Non so come ma prima di allora non avevo minimamente notato i manifesti sparsi qua e la per Milano. Tempo e denaro a disposizione hanno portato a optare per il secondo giorno del Gods of Metal allo stadio di Monza. E’ che c’erano i Dream Theater, e in 20 anni ho più o meno consciamente evitato di andarli a vedere per timore di uno spettacolo perfettino e freddo. Era giunto il momento di verificare se mi sbagliavo.

Dunque procediamo con ordine. La prima cosa è la scelta dell’abbigliamento per il concerto. A un festival metal il colore dominante è il nero (in tutte le sue tonalità). Sono ammessi in deroga il tessuto mimetico per lui e il viola per lei (specie per i reggiseno). Quindi apro l’armadio e scelgo: All-Star grigie, bermuda verde militare e t-shirt GIALLA! Ma non gialla, GIALLA!

E un cappellino nero per proteggere la pelata. Perchè il “vero metallaro”™ non usa la crema solare. Quelli che erano li anche il giorno prima infatti si riconoscevano al volo.

Da bravo feticista al contrario, davanti a certe calzature, invece che eccitarmi mi intristisco

Da bravo feticista al contrario, davanti a certe calzature, invece che eccitarmi mi intristisco

Quest’anno vanno molto di moda i leggins a rete, oppure quelli in PVC che potete vedere nella foto qui sopra. Vista la giornata assolata, l’abbinamento leggins a rete e niente crema solare può creare effetti cursiosi, ma l’uso dei leggins in PVC trasmette una sensazione di… di… insomma non ho parole, ma avete capito, vero? Forse non è un caso chem fasciassero esclusivamente culi e cosce debordanti. Dev’essere uno di quei sistemi per disintegrare la cellulite sudando.

Ma passiamo dalla fauna locale alla musica. Sono arrivato in tempo per sentire gli ultimi due pezzi dei Naplam Death (meno di due minuti in tutto), Poi un grande buco perché i Saxon erano dati per dispersi causa tour-bus in panne, quindi i Mastodon (che mi andrò ad  ascoltare con maggiore attenzione) e poi Tarja. Tarja è una soprano, è finlandese, è gnocca quanto basta, va in giro con una band composta da pezzetti di storia dell’heavy metal, e passerà alla storia per una versione di Poison di Alice Cooper così orrenda da spingere molti tra il pubblico ad auspicare un campionario di atti violenti nei suoi confronti.  Proseguendo nella scaletta ci sono stati i Down e i Blind Guardian. Questi ultimi sono stati introdotti da Fratello Metallo, un improbabile personaggio che credo faccia parte delle nuove strategie della Chiesa Cattolica™ per racimolare fedeli tra le giovani generazioni. A me francamente ha fatto venire voglia di comprarmi la t-shirt di un qualsiasi gruppo di “funeral black doom metal”.

Si avvicina il momento da me tanto atteso. L’esibizione dei Dream Theater. Nella prossima frase tradurrò in italiano i nomi dei gruppi. I Teatro del sogno hanno suonato dopo i Carcassa e prima dei Nodo scorsoio. Non so se rendo l’idea. Dal punto di vista dell’impatto sonoro sono il vaso di coccio tra due vasi di ferro.  Oltre a ciò va detto che i Dream Theater sono cinque segaioli virtuosi. Precisini, ultratecnici, arzigogolati, o si amano o si odiano e ai festival il pubblico non è tutto li per te.  In 90 minuti di concerto riescono a fare da 6 a 8 canzoni (i Napalm Death 50 o 60, per dire), quindi la scaletta va scelta bene. Risultato finale: in 5 con gli strumenti, un po’ di luci e zero scenografia hanno fatto uno spettacolo della Madonna.

Gli slipknot invece sono una cosa terrificante. Nove scimmie impazzite che producono un muro sonoro devastante (e che devono fermarsi a rifiatare ogni tre canzoni perché sennò collassano). Il risultato è la versione Metal di un rave Hardcore-Techno e un pogo impressionante.

Prendete i due terzi del pubblico davanti ai palchi. Metteteli tutti davanti al palco di destra. Immaginate due o tre piccole trombe d'aria vorticare in mezzo alla folla. Avrete un'idea di cosa accade durante un concerto degli Slipknot.

Prendete i due terzi del pubblico davanti ai palchi. Metteteli tutti davanti al palco di destra. Immaginate due o tre piccole trombe d

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