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La rassegna musicale (numero 4)

2 dicembre 2008

C.S.I. – Tabula rasa elettrificata (Polygram, 1997)

Nell’estate del 1997 lavorai per circa tre mesi su un progetto di aggiornamento software e formazione alla Polygram (poi diventata Vivendi-Universal). Ero li quando giunse la notizia che Tabula rasa elettrificata, nella settimana di uscita, era arrivato in testa alla classifica delle vendite di dischi in Italia. Fu un evento per certi versi clamoroso, del resto i CCCP/CSI non erano esattamente un gruppo noto al grande pubblico. Benché avessero una base di ammiratori che non aspettava altro che l’uscita del loro nuovo lavoro, come mi spiegò il responsabile della Black Out (l’etichetta per la quale incidevano), un piccolo aiuto giunse dalla decisione di far uscire il disco nell’ultima settimana di agosto, periodo in cui le novità in campo discografico sono praticamente zero.

Tabula rasa elettrificata è (forse) il punto di arrivo di un viaggio durato due decenni, di un gruppo che si chiamava CCCP e che a metà del percorso, per coerenza, ha cambiato nome in CSI. Quel viaggio in parte l’ho seguito, dal giorno in cui, in un negozio di dischi, mi capitò tra le mani il vinile di Ortodossia II. Sul retro della copertina campeggiava uno stemma in stile PCUS, che riportava come se fosse un motto la scritta “Punk filosovietico – Musica melodica emiliana”. La grande Unione Sovietica e la piccola Emilia. Musica popolare legata a un territorio e il Punk fenomeno mondiale. L’accostamento mi incuriosì, ma dei CCCP adorai soprattutto l’irriverenza.

Con il cambio di decennio, con il crollo del Muro di Berlino, anche i CCCP diventano CSI. E il cambio di nome e di formazione riflettono la trasformazione musicale del gruppo. La maturità, la poesia, la raffinatezza, che però lasciano ancora un po’ di spazio all’attitudine “punkettara”.

E dunque ero a lavorare alla Polygram, e ascoltavo a ripetizione Tabula rasa elettrificata (copia scroccata, i vantaggi del lavorare in una casa discografica). Un giorno mi avvio verso l’ingresso per fumarmi una sigaretta a fine giornata e mi trovo davanti Giovanni Lindo Ferretti che aspetta un taxi. Io non credevo che mi sarebbe successo, e invece eccomi li, paralizzato come una adolescente davanti ai Take That (o chi va di moda oggi). Fumo la mia sigaretta e penso “Ma che cazzo gli dico?”. Lui fuma la sua sigaretta e aspetta. Poi non trovo di meglio che presentarmi e dirgli “Mi piace quasi tutto quello che avete fatto”. Il “quasi” lo incuriosice. Abbozza un sorriso. Ringrazia. Arriva il taxi.

“Ecco la Terra in permanente rivoluzione
Ridotta imbelle sterile igienica
Una unità di produzione”

Unità di produzione – C.S.I.

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2 commenti leave one →
  1. 2 dicembre 2008 10:59 am

    E io mi ricordo il concerto al Palacomesichiamavaallora, quando tu dicesti “se suonano Jurij vado giù a pogare!”

  2. 2 dicembre 2008 11:17 am

    Eh già…

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