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La rassegna musicale (numero 3)

24 novembre 2008

Pink Floyd – Delicate sound of thunder (EMI, 1988)

Se uno vuole parlare di album dei Pink Floyd ci si aspetta che scelga tipicamente tra The dark side of the moon e The wall. Va bene anche uno degli altri classici: Animals, Meddle, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Delicate sound of thunder è un doppio album dal vivo, per meta composto da canzoni tratte da A momentary lapse of reason (ovvero la rivincita di Gilmour su Waters) e per metà da canzoni tratte da The wall, The Dark side of the moon e Wish you were here (ovvero i tre album dei Pink Floyd che hanno venduto di più). A completare il tutto One of these days, tratta da Meddle.

Io di norma non impazzisco per i dischi “live”. Meglio andare a vedere di persona e in caso meglio il DVD del CD. Per capire questa eccezione bisogna fare un salto indietro di 20 anni giusti.

Venerdì 8 luglio 1988 affronto la prova orale dell’esame di maturità. Sento che ne uscirò bene. So che ne uscirò bene. A dirla tutta, quello che per molti diventa un incubo ricorrente io lo ricordo come l’occasione in cui mi sono sentito più sicuro di me stesso. Arrivo a casa, dove mi aspetta mia madre, venuta a trovarmi per fornire supporto psicologico e stare vicina al figlio in un momento così importante. Mamma chiede: “Com’è andata?” Io rispondo: “Bene! Adesso che tutto è finito mi piacerebbe andare a Roma a vedere il concerto dei Pink Floyd. Credo di essermelo meritato.” Lei: “Con chi vai?” E io: “Da solo. I miei amici sono ancora alle prese con gli esami.” Lei vorrebbe forse obiettare qualcosa, ma è un anno che mi hanno lasciato a vivere da solo a Milano. Se si sono fidati per quello, cosa sarà mai un viaggetto fino a Roma.

Passato il weekend, è lunedì e vado in centro. I biglietti sono in vendita in una banca in Corso Vittorio Emanuele. Poi in Centrale a vedere gli orari dei treni (eh già! Niente Internet nel 1988) e a comprare il biglietto. Arriva il grande giorno: martedì 12 luglio 1988. Il treno parte attorno alle 11, quindi passo prima da scuola a vedere i compagni che devono ancora sostenere l’esame. Tra gli altri quel giorno tocca a R., la vedo, sta ricontrollando le ultime cose. Non le dico niente. Se sa che vado a Roma a vedere i Pink Floyd mi ammazza, mi toglie il saluto, mi copre di insulti. Se glielo dico si deconcentra. Meglio tacere. Glielo dico quando torno. Arriva il momento di andare a prendere il treno. “Ciao R., in bocca al lupo!” – “Dove vai?” – “Ehmm… (ma si chissenefrega) Vado a Roma a vedere i Pink Floyd.” – “Bastardo! Questa me la paghi!”

Il cimelio

Il cimelio

Sette ore di viaggio. Nello scompartimento 4 ragazze spagnole in viaggio con l’Interrail. Una si chiama Maria Begonia. Cerco di non mostrare stupore. Il sesto è un tizio sui 25 anni, un po’ sballato. “Vai a vedere i Pink Floyd! Grandi. Magari se trovo un biglietto vengo anch’io.” Penso: “Ma anche no”.

Sbarco a Roma Termini. Devo arrivare al Flaminio. Chiedo. Cerco una mappa. Devo prendere la metropolitana e poi un autobus. <mode milanese bauscia on>Come sarebbe a dire che il biglietto della metro è diverso da quello del bus? A Milano c’è un biglietto unico!<mode milanese bauscia off>

Finalmente arrivo al Flaminio. Entro e mi ritaglio un posticino sul prato. Mi sdraio. Chiudo gli occhi un’attimo. A un certo punto si sente il rumore di un jet che passa a bassissima quota sullo stadio. Apro gli occhi e non c’è nessun aereo, stanno solo provando l’impianto audio. Poi arriva il grande momento e si parte sulle note di Shine on you crazy diamond. A seguire il meglio del repertorio dei Pink Floyd condito da luci, effetti speciali, pubblico partecipe e un suono perfetto. Forse anche troppo perfetto per uno abituato ai concerti metal.

Si spengono i riflettori dello stadio e inizia il viaggio di ritorno a casa. Prendo un autobus speciale che mi riporta a Roma Termini, ma il mio treno parte da Tiburtina alle 00:45. E’ mezzanotte e non so bene come arrivarci con l’autobus. Cerco un taxi ma non se ne vedono. <mode milanese bauscia on>Cazzo! Sono davanti alla stazione principale della capitale e non c’è un fottutissimo taxi! A Milano, in Centrale, i taxi ci sono sempre!<mode milanese bauscia off> Per fortuna ci sono i taxi abusivi. Mi avvicino al primo e contratto. Termini-Tiburtina sono 30mila lire. Dico sconsolato che tutto quello che ho sono 27mila lire. Il tassista abusivo accetta la riduzione del 10%. Salgo sul treno, che arriva da Napoli e non ha un solo posto a sedere libero. Dormo in corridoio, sdraiato su 3 fogli del Corriere e con lo zainetto come cuscino. A Firenze si liberano dei posti. Ne occupo uno ma scopro che si dormiva meglio sdraiati in corridoio. Arrivo in Centrale, sono le otto di mattina e sono abbastanza a pezzi. Passo da scuola, che devo riprendere un libro che avevo lasciato a qualcuno. Entro nell’aula dove si svolgono gli esami. Sono vestito come il giorno prima, scarpe da basket, jeans strappati e t-shirt dei D.R.I., solo un po’ più sporco. Ho l’impressione che la commissione d’esame mi stia osservando. Eh già! Venerdì quando mi avete interrogato non ero vestito così.

“And then one day you find ten years have got behind you.
No one told you when to run, you missed the starting gun.”

Time – Pink Floyd

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One Comment leave one →
  1. 24 novembre 2008 2:03 pm

    Mi hai fatto quasi commuovere.
    Una nata 10 anni dopo di te aveva poche occasioni, nel ’94 suonarono ancora a Roma per The Division Bell ma all’epoca ascoltavo tutt’altro, ero piccola e stupida. Ora è un bel rimpianto.
    Il CIMELIO è FANTASTICO 🙂

    “The time is gone the song is over, thought I’d something more to say.”

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