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Mucosolvan

6 giugno 2007
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È qui davanti ai miei occhi. Un foglietto bianco con una data in alto a destra, 4.05.2007. Più in basso la prescrizione: “Mucosolvan  2ml fiale – 1 scatola”. Timbro e firma  del medico curante.

Del resto la dottoressa aveva appena detto: “Lei respira benissimo. Comunque le prescrivo un aerosol.”, il Mucosolvan è quindi una logica conseguenza.

Io non sono un medico, quindi il bruciore al petto che mi aveva fatto passare una notte insonne potevo anche attribuirlo a qualche problema ai polmoni, però quando hanno iniziato a farmi male anche le braccia, ho preso in considerazione seriamente il Pronto Soccorso.  Stupido io  a pensare,  “Vabbè! Tra poco la dottoressa apre lo studio, passo prima da lei!”

Certo, respiravo benissimo, ma auscultare anche il cuore no? Nemmeno quando si esordisce dicendo: “Ho un bruciore diffuso in tutto il petto e mi fanno male le braccia”? Cazzo, ma lo sanno anche i bambini! Lo sapevo anch’io, anche se speravo fosse qualcos’altro. E quindi eccomi li davanti alla scrivania della dottoressa con la ricetta del Mucosolvan in mano. Sarà stata la mia faccia perplessa a spingerla a prescrivermi un’ECG, “Ma così, giusto per essere sicuri che non si tratta di un infarto”. Tanto a quel punto al Pronto Soccorso ci andavo con o senza ricetta.

Al Pronto Soccorso un infermiere  più sveglio del  mio medico curante ha  capito al volo; codice giallo, ECG, RX torace, analisi del sangue (sballate). Poi due frasi.  La prima dopo avermi fatto sdraiare su una barella, mentre mi attaccano la flebo con l’Eparina: “Credo si dovrà trattenere da noi qualche giorno”. La seconda mentre entro nell’Unità Coronarica: “Arrivano sempre più giovani!”

Poi l’Eparina inizia a fare effetto, arriva un chirurgo che mi pone tutte le domande di rito e mi spiega quello che probabilmente ho e quello che mi attende di li a breve. Poi arrivano genitori, parenti, colleghi, amici, che sembrano tutti molto più preoccupati di quanto non mi senta io (almeno a livello conscio), che so come sto, sono informato e so cosa mi aspetta.

Alla fine il risultato è: “Infarto miocardico subendocardico in coronaropatia ostruttiva monovascolare;  rivascolarizzazione miocardica mediante PTCA+stent su ramo postero laterale.” Giuro che ci vuole più tempo a scriverlo che a fare l’operazione.

Come conseguenza di ciò, ho improvvisamente smesso di fumare, frantumando il mio record precedente di 4 giorni senza una sigaretta. Ho anche cambiato obiettivi; dal cercare di raggiungere i 100 kg al cercare di scendere sotto gli 80. Dieta, attività fisica, una pila di medicinali. Solite cose, si esce dall’età del chissenefrega e si entra in quella del “puoi fare tutto, ma con moderazione”.  L’importante è essere qui a raccontare, e a questo proposito un grazie “di cuore” a tutto il personale dell’Unità Coronarica e del Reparto di Cardiologia dell’Ospedale di Rho.

Bau.

P.S.: Non ve lo auguro, ma dovesse capitarvi di venire ricoverati in una Unità Coronarica, se l’infermiera vi chiede se volete qualcosa per dormire, evitate di fare il mio errore dicendo “No grazie, non ho problemi a dormire”. La prima notte sono stato allietato da una signora con edema polmonare che ha deciso di aspettare l’alba pregando ad alta voce, la seconda ne è arriavata un altra, che non pregava, ma si lamentava parecchio. La terza notte ho implorato che mi dessero qualcosa per dormire.

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  1. Diego permalink
    21 gennaio 2012 7:55 pm

    Non so bene come sono capitato qui, però anche io confermo il vecchio motto del “finché non ti caghi in mano, non cambi”. A me è successo così, perché io come te mi sono davvero cagato in mano. Alla fine è bello raccontarla.Io ho imparato a vivere la mia vita CON CALMA, senza più nessuno stress. Lo stress lo riduco al minimo, e chissenefrega del lavoro, degli impegni, del fare questo e quello. Si fottano tutti, la mia pellaccia vale molto di più.

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