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Un codice di condotta per i blogger?

12 aprile 2007
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Tim O’Reilly, proprietario della O’Reilly Media, ha proposto un “Codice di condotta per i blogger” in risposta a un episodio che ha coinvolto un’autrice della sua casa editrice e sua amica, vittima di un pesante attacco personale condotto via blog, comprensivo di minacce di morte.

Il proposto codice di condotta è ancora poco più di un abbozzo, ma certo è il caso di chiedersi se avrà qualche effetto oltre a quello prevedibile di aprire un interessante dibattito.

Al momento i punti salienti del codice di condotta sono i seguenti:

  1. Prenditi la responsabilità, non solo delle tue parole, ma anche dei commenti che permetti sul tuo blog
  2. Dichiara il tuo livello di tolleranza per i commenti offensivi
  3. Considera di eliminare i commenti anonimi
  4. Ignora i troll
  5. Porta la conversazione offline e parla direttamente, o trova un intermediario che possa farlo
  6. Se conosci qualcuno che si comporta male, diglielo.
  7. Non dire niente online, che non diresti di persona

Letti così possono essere grossomodo condivisibili, ma mi interessa in particolare il primo punto, perché da blogger neonato stavo ragionando su come gestire i commenti. Non ho idea se dal punto di vista legale si possa essere ritenuti in qualche modo responsabili dei commenti di qualcun altro. Sono dell’idea che ognuno dovrebbe essere responsabile delle proprie parole, ma per stare sul sicuro i commenti di cui non mi assumerei la responsabilità avranno vita breve. Pur essendo in generale ben disposto alle discussioni e alle critiche, so che quando verrà il momento di dover cancellare qualcosa ci sarà chi è pronto ad abusare del termine “censura” (solitamente l’autore del testo cancellato). Spesso si ha l’idea che Internet sia uno spazio pubblico dove ognuno può dire la sua, e quando non ci si riesce, l’accusa di censura è banale quanto insensata. Internet però è un insieme di spazi privati, e del resto l’Articolo 21 della Costituzione Italiana, pur garantendo la libertà di espressione, non garantisce affatto l’accesso ai mezzi di diffusione. Ovvero, se scrivo una lettera al direttore di un quotidiano, non posso pretendere che questo me la pubblichi comunque. D’altra parte aprire un giornale per dire la propria non è cosa da tutti. Il vantaggio di Internet è che “aprire un nuovo giornale” è molto facile e non costa nulla, ed è questo il mio consiglio a chi si vedrà cancellato qualche commento: “Crea/Usa il tuo blog”, c’è solo il rischio di comportarsi, nello spazio di cui si è responsabili, esattamente allo stesso modo dei censori contro cui ci si è scagliati.

Una cosa su cui invece non sono d’accordo riguarda i commenti anonimi. Anche se il punto tre parla di considerarne l’eliminazione e non di eliminarli, la mia esperienza su Wikipedia mi dice che spesso i contributi degli anonimi sono buoni quanto quelli degli utenti registrati. Ovviamente c’è anche chi approfitta dell’anonimato in modo scorretto, ma preferisco segare un commento anonimo dopo averlo valutato, piuttosto che rinunciare in partenza a un contributo valido.

Bau.

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